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STEFANO BONILLI PDF Stampa E-mail
by Gian-Maria Francesco Battuello   
Monday 15 September 2008

Finalmente Stefano Bonilli è stato giubilato:

un avvelenatore dell’autentica Gastronomia

in meno! (ci si augura per sempre, un altro

che dovrebbe ispirarsi con Bernard Loiseau)

Ultimo aggiornamento ( Monday 15 September 2008 )
 
SUCCHI DI FRUTTA STELLATI PDF Stampa E-mail
by Gian-Maria Francesco Battuello   
Thursday 04 September 2008

Succhi di frutta stellati,

meglio acqua minerale a 50 euro

La replica alle succose pubbliche dichiarazioni di Carlo Cracco e Fulvio Pierangelini, non è in ritardo. Si attendeva soltanto il dopo-ferie, per augurarsi che pochi, o ancor meglio nessuno abbia colto il loro brillante invito.

Che dire? Purtroppo per lui, il sig. Cracco non ha un buon ricordo della permanenza in Langa, dei produttori che gli pagavano il conto. Con la cucina alla metilcellulosa, i succhi di frutta sono senz’altro positivi: disintossicano dal veleno nel piatto. Il non-amore per il vino, è probabilmente l’unica cosa che ha imparato dal suo maestro italiano. Infine, non è escluso che il suo rifiuto al vino sia una “piccola” maligna rivincita, proprio nei confronti della Langa che non lo ha celebrato a sufficienza. L’eventuale sfida nei confronti del suo commilitone Enrico Crippa è lecita.

Per carità, i “sommelier” sono già (ancora) troppo confusi, per traghettare dal vino ai succhi di frutta. Forse sarebbe più corretto dire il contrario: dai succhi di frutta alcolizzati a base uva, al vino.

Fulvio Pierangelini Odisseo, cerca di navigare verso l’olimpo che non c’è, che non è per lui. Innegabile il suo storico duro impegno, ma l’ego è un brutto virus. Non avrà mica il coraggio di dichiarare che il suo famoso maialino è immaginabile con un succo di frutta?! Palazzo Chigi: no comment. Gli inquilini sono abituati a masticare qualunque cosa.

La soluzione più semplice per contenere il mancato guadagno vino, griffare dell’acqua minerale e venderla magari a 50 euro la bottiglia. D’altronde, sono abituati a griffare, qualsiasi "capolavoro".

Ultimo aggiornamento ( Thursday 04 September 2008 )
 
Ritratto della Nouvelle Cuisine PDF Stampa E-mail
by Gian-Maria Francesco Battuello   
Monday 01 September 2008

Corriere della Sera 31/08/08

“Il conformismo a tavola e nell’arte” (Gillo Dorfles)

Pur apprezzando l’utilità del pezzo di Gillo Orfles a tema “Il conformismo a tavola e nell’arte”, devo purtroppo fare alcune indispensabili precisazioni gastronomico-culturali, per l’autore e di conseguenza i suoi lettori. Un editorialista del Corriere deve istruire.

1)    Per demonizzare la “nouvelle cuisine”, un opinionista qualificato/qualificante dovrebbe conoscere adeguatamente il valore oggettivo dell’argomento;

2)    In Italia, nessuno, e ribadisco nessuno, ha mai fatto autentica ricerca culturale, per scoprire cosa sia stato il “movimento”, perché di movimento si trattò, battezzato Nouvelle Cuisine. Tanto cuochi professionisti e ristoratori, quanto pennaioli, accademici, guru del cibo e/o del vino, abbuffini modaioli. Anche la stimabile prosopea del Prof. Marco Guarnaschelli Gotti, ha solo emanato superficialità.

3)    Cosa è stata la Nouvelle Cuisine:

-       Il passare dalla cucina d’albergo, cioè prefabbricata per essere utilizzata quando il caso, alla “cuisine minute”, espressa; non i marmittoni preparati una volta la settimana, fondi e salse cotti giornate.

-       Si è passati dai “fondi” ai “jus”, più freschi e digeribili. Maestro della leggerezza, Alain Chapel, il quale giunge sino alle salse all’acqua, cioè dei jus cotti il minimo, profumati, da sapori intensi ma naturali, non stracotti. Anche una “Lievre alla Royale, non più macerata/marinata una settimana, nel peggiore dei vini, con la marinatura riutilizzata per fare la salsa. Non si trattò di “de gustibus”, bensì di evoluzione professionale, tecnica.

-       La quantità di cibo nel piatto e/o la coreografia, sono la peggiore ed ignorante interpretazione della Nouvelle Cuisine;

-       Nell’epoca della “facciata”, la Cucina sarebbe comunque giunta alla coreografia.

-       La Cucina Francese contemporanea, è la fecondazione, la maturità, il frutto della cucina delle nonne; trasmessa alle mamme, trasmessa ai nipoti; perché nel frattempo, il mestiere è diventato puramente maschile. Esempio: La Mére Blanc, è diventata Georges Blanc, è in cucina c’è oggi Frederic Blanc.

4)    L’analisi gustativa italiana, del consumatore italiano, non ha valore, non esiste. Il gusto primordiale o ancestrale italiano è perduto. Non esistendo (più) parametri, non è possibile emanare alcun concetto “de gustibus”;

5)    I consumatori, perché solo consumatori sono, ingurgitano qualsiasi cosa gli si presenti, perché non sono in grado di valutarla, che mangino un kebab o dai lustrinati;

6)    Non il caso di disturbare il trito e ritrito latino, non c'è questione: come già scrisse il Prof. Stefano Zecchi, se il “pisciatoio” di Duchamp è arte, la “Cappella Sistina” non può esserlo. Aggiungo: se Roberto Cavalli, Dolce & Gabbana, mettiamoci pure anche l'immortale King Armani, sono moda, Valentino ha sbagliato a nascere. Se vini sono le bevande a base uva in cartoccio, i Gaja ed i Soldera celebrati in questi giorni dal Corriere, cosa spacciano? Se è Arte il raviolo aperto, cosa sono le incantevoli lasagne di generazioni di casalinghe?

Arte è interpretazione delle essenze della Natura, non celebrazione dell'ego. moda non è snobismo. “Cucina” è raffinamento dei modi di alimentarsi primordiali e ancestrali, non perpetuazione del cannibalismo. La Nouvelle Cuisine ha perlomeno ancora riempito bocche e ventri. La dialettica su “ars e techné” in altra sede.

 


 

 

Ultimo aggiornamento ( Thursday 04 September 2008 )
 
ACQUA PDF Stampa E-mail
by Gian-Maria Francesco Battuello   
Friday 29 August 2008

 

APPELLO A NON BERE VINI DA VIGNETI

IRRIGATI

Dato il vitale inestimabile valore dell’Acqua, ormai preziosa quanto l’ossigeno (per il momento non ancora messo in barattolo), si invitano i consumatori responsabili a non bere alcun vino prodotto con sedicente (per dargli nobiltà) microirrigazione dei vigneti. Si invitano ristoranti, enoteche e bottegai a non acquistare vini prodotti con microirrigazione. Non-vini, ma succhi di frutta alcolizzati a base uva. Ben plasmati in cantina per renderli bevibili e inattaccabili dalle spedizioni, incandescenti o polari, via terra o via mare.

Chi dichiara di microirrigare per fare vino buono e preservare l’annata, è un ignorante truffatore. Il vino si è sempre fatto senza bagnare le viti. Ovvio se ci si vuole arricchire – non accontentarsi di vivere in modo degno, consapevole – bisogna “fare”, fare vino ogni anno. I vitivinicoltori dovrebbero perlomeno andare a Messa ogni mattina, quella delle ore 7.

Nel mondo troppa gente muore di sete. I nuovi furbi del rinascimento enoico industriale italiota, prendendo a modello un certo Gesù Cristo, hanno pensato bene di fare il vino con l’acqua. Che sete li colga!

Ultimo aggiornamento ( Friday 29 August 2008 )
 
Divertissement PDF Stampa E-mail
by Gian-Maria Francesco Battuello   
Tuesday 26 August 2008

Divertissement

Filosofia e “cucina” contemporanea: l’abbinamento perfetto secondo Pascal Blaise (non è una ballerina del Moulin Rouge). Libera interpretazione.

“L’unico sollievo delle nostre miserie è il divertimento, e, tuttavia, esso è la nostra più grande miseria. Infatti, è soprattutto il divertimento che ci impedisce di pensare a noi stessi e ci porta insensibilmente alla perdizione. Senza di esso saremmo immersi nella noia e questa ci spingerebbe a cercare un mezzo più consistente per uscirne. Ma il divertimento ci diletta e ci fa giungere alla morte inavvertitamente”.

Per quanto sopra, i non-cuochi contemporanei, i non-ristoranti contemporanei, i non-vini contemporanei, si sono persi nella tossicodipendenza di se stessi. l’adrenalina da prestazione, l’antiadrenalina per non tremare durante la prestazione; hanno irrimediabilmente bruciato i neuroni, quindi pietanze bruciate, vini cotti, ristoranti dopati.

“La natura ricomincia sempre le medesime cose, gli anni, i giorni, le ore; e così gli spazi, e i numeri si susseguono l’uno accanto all’altro senza fine. Così si forma una sorta di infinito e di eterno”.

La globalizzazione non giustifica l’utilizzo improprio, fuori stagione o fuori luogo, di qualsiasi prodotto. La qualità-verità dei prodotti della natura, si può unicamente godere nei luoghi di origine, condita con il rispetto dell’identità degli stessi, con la tradizione culturale e professionale dei luoghi.

“La cosa più importante di tutta la vita è la scelta del mestiere: il caso ne dispone”.

Essere un cuoco, non fare il cuoco. Non fare il vitivinicoltore, esserlo. Non fare il ristoratore, esserlo. In funzione della nobile arte del servire (“arte” perché può solo emanarsi dal cuore).

“Talento principale: quello che regola tutti gli altri”.

Sedicenti chef e vinai si divertano pure ad oltranza, ma non a spese dei clienti. “Cucina” molecolare, atomica, cyber, azotata, frullata, stampata, incollata, stanno alla Cucina Classica, come il pisciatoio di Duchamp sta alla Cappella Sistina.

“Anche se le persone non hanno interesse a quello che dicono, non bisogna concludere da ciò in modo assoluto che esse non mentono; infatti ci sono persone che mentono semplicemente per mentire”.

Il conto al ristorante, lo scontrino in enoteca, le fatture dei produttori, non ci raccontano di sicuro la verità. Nemmeno la loro verità da raccontare.

Ultimo aggiornamento ( Thursday 04 September 2008 )
 
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